H-Ring – il sentiero dedicato a Bert Hinkler

H-RING – il sentiero dedicato a Bert Hinkler

Il progetto H-Ring (Hinkler Ring) nasce dall’idea che nulla di meglio può rappresentare l’operato e il grande contributo del CAI nel tema relativo all’eroico trasvolatore australiano se non qualcosa che rappresenti l’anima e la missione stessa del Club, unendo ambiente e memoria del pilota in uno connubio indissolubile.

La sintesi del percorso ha richiesto molto studio a tavolino ma molto di più lassù, a provare e sperimentare i percorsi “candidati”, le risorse e le varianti.

I requisiti di anello che ci eravamo proposti erano:

1) toccare tutti i punti significativi le

gati alla vicenda del pilota;

2) includere la Croce e altri punti particolarmente panoramici, attraenti o di particolare interesse geologico, botanico, paesaggistico ecc.;

3) includere punti di parcheggio auto;

4) includere l’unico punto di ristoro (che potrà anche assistere i visitatori con distribuzione di mappe e descrizioni del percorso nonché esposizioni di materiale attinente, come ad es. foto e filmati su schermo);

5) includere almeno una gran

de area attrezzata con fonte;

6) possedere bretelle e varianti interne per ogni evenienza o necessità;

7) uso di percorsi con fondo già battuto e consolidato, attualmente “segnati” o meno;

8) lunghezza e ascensioni complessive adeguate anche a camminatori saltuari (“T”);

9) comoda approcciabilità risalendo sia dal lato Valdarno che dal Casentino;

10)coinvolgere il più possibile tutti i valori in gioco.

Nelle seguenti immagini (proiezioni su viste aeree pseudo-tridimensionali), il risultato è visivamente rappresentato dalla traccia gialla. Il particolare simbolo con “H” individua l’area dove risiedono i siti di crash e death.

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 La cartina seguente evidenzia invece le bretelle o varianti interne, siglate con lettere da A a E.

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  La porzione di H-Ring di attraversamento di Prato alle Vacche, dall’innesto sulla SP che risale da Quota subito sotto Giocondo fino al Varco alla Vetrice, è attualmente non segnato o numerato. Il percorso variante A coincide con tratto sommitale della SP “Panoramica” e viene così assicurata una “arteria” (tutto è relativo…) per ogni eventuale necessità. I percorsi variante B e C sono un po’ avventurosi per pendenze e assenza di pista ben visibile. La variante E ,per ogni occorrenza, è costituita da uno stradello molto più agevole.

Si è volutamente evitato di includere l’attuale grande area attrezzata, per quanto dotata di rifugio e barbecue, data la sua spesso eccessiva congestione anche automobilistica. Viene comunque riportata sulle cartine H-Ring per ogni eventuale necessità logistica.

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 L’analisi metrica del percorso evidenzia la sua lunghezza netta complessiva di 8.4km con ascensioni totali per circa 450m.

 

Descrizione dei punti principali

 Nota: la Croce e i memoriali dedicati ad Hinkler non sono inclusi, non hanno certo bisogno di brevi descrizioni, si rimanda alle opportune pagine di questo sito internet.

Fonte Cerbareccia

Proprio sotto il Varco alla Vetrice, lungo la panoramica che appena sboccata sul versante casentinese se ne va verso Secchieta, c’è una vasta superficie prativa che accoglie pascolo, zampilli, tavoli e fontanella. Qui, al disgelo, i numerosi rigagnoli che scendono dal crinale vi formano anche delle zone acquitrinose che, al sole primaverile, diventano crogiuolo di vitalità animale e vegetale. È l’area della Fonte Cerbareccia, dove basta solo considerare e rispettare, oltre la preziosa natura, le recinzioni di contenimento armenti dopodiché il godimento è assicurato. Può fungere anche da parcheggio auto.

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Varco alla Vetrice

Dalla Cerbareccia è possibile risalire, su brevi percorsi attualmente non segnati ma abbastanza evidenti, al soprastante Varco alla Vetrice. Come nel restante crinale a cardeto, in primavera è un pullulare floreale, ma qui sembra che le differenze tra il freddo ed erboso lato nord/casentinese e il soleggiato e macignoso versante sud/valdarnese, siano esaltate anche dalle rispettive vegetazioni, talvolta anche minute e seminascoste. Seguendo lo 00/CT verso sud, si scavalca il Poggio Varco di Castelfranco (quota 1516, bel punto panoramico sulle valli, sull’appennino e sulla sommità) per poi transitare sopra il tunnel dell’omonimo varco.

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Le Portacce

La breve ma erta risalita verso l’incrocio delle Portacce, un centinaio di metri di dislivello, può essere percorsa seguendo il canonico doppiozero o con semiaggiramento su sentiero bovino (variante D, meno violenta in salita), traversando l’impluvio nord in piacevole mezzacosta e che in sua stagione si rivela botanicamente ben generoso. Dalla cima delle Portacce si ha una bella veduta dell’area denominata Great Britain, l’abetina particolare forma legata ai siti dove l’aviatore ha trovato il suo destino.

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Conca del Solano – Prato alle Vacche

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 In questa conca, oggi giovane e fitta faggeta e la cui parte alta prende nome Prato alle Vacche, ebbe luogo la tragica fine del trasvolatore australiano Herbert “Bert” Hinkler, che aveva peraltro l’Inghilterra come seconda casa. Qui, in zona adiacente a quell’abetina dalla sagoma particolare e spesso richiamata (nome in codice: Great Britain), Bert, che al tempo era già eroe nazionale per le sue precedenti imprese, si schiantò col suo DH80A Puss Moth. Era il 7 gennaio 1933 ma i poveri resti furono scoperti solo il successivo 27 aprile, il corpo un’ottantina di metri più a valle del relitto. Le cause ufficiali dell’incidente sono riportate sui rapporti legali del tempo e, benché contestate da alcuni viste le non proprio cristalline indagini e la labilità di prove e ipotesi, rimangono tutt’ora sottoscritte dai competenti organi nazionali australiani.

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 Al tempo, il luogo dell’incidente fu segnato da tumulo e crocefisso, pure riportato sulla cartografia d‘epoca, cui seguì a breve un robusto memoriale sul poggio lì sopra, quello del Varco di Castelfranco. Ma il secondo conflitto spazza via tutto e nulla ricorda più Bert fino al 1968, quando fu inaugurato l’attuale cippo sul Pianellaccio. Il luogo della sventura, generazione dopo generazione, sembra però perdersi sempre più nell’oblio. Laggiù, nonostante un bel sentiero trasversale che guada una decina di acque primeve del Solano, in pochi passano.

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 Chalet da Giocondo

L’inclusione dello chalet è naturale per il percorso e logisticamente opportuna per vari fattori:

  • riparo per maltempo
  • primo soccorso
  • tavola calda/bar per chi non pensa in proprio,
  • distribuzione di volantini o cartine specifiche,
  • proiezioni di filmati e slides,
  • esposizione di oggettistica e cartellonistica in tema.

L’assenza di alternative non costituisce tra l’altro una forzatura: Giocondo rappresenta il ristoro dell’intera area sin dai tempi della costruzione della strada ”panoramica”, oltre a un punto di comodo parcheggio.

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 Origini del torrente Teggina

La richiusura del “cappio” che percorre verso S lo 00/CT fino alla Croce è stata posizionata leggermente a mezzacosta NE, lungo o parallelamente alla solcatura quasi-carreggiabile. Il punto di svolta è presso la tabella segnavia posta a circa 340m a E della Croce, da dove si gode una splendida vista panoramica circolare, con primi piani sulle attrazioni di sommità. Questo percorso di richiusura permette inoltre l’osservazione dello sgorgare delle prime acque del Teggina. Queste fuoriescono da una sorta di perinei nel fianco della montagna e il loro scorrere crea spesso profonde fenditure in cui viene scoperto il sottostante macigno. In questi impluvi si riscontrano poi vegetazioni particolari. Lasciando il percorso in oggetto e seguendo a valle il corso d’acqua, si giunge in breve alla Fonte del Duca, che può rappresentare una piacevole variante (o momento di frescura estiva).

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