Antiche cronache

La Croce nelle antiche cronache

Le motivazioni dell’iniziativa
Nelle Cronache del terz’ordine francescano del convento dei cappuccini di Poppi si legge come abbia avuto origine l’idea di una croce in Pratomagno e come sia stata poi realizzata.
Nel 1926 ricorreva il settimo centenario della morte di san Francesco e il Casentino lo festeggiò in modo solenne. “Venne l’idea di erigere una Croce monumentale sulla vetta più alta di Pratomagno quasi in atto di benedire le due vallate del Casentino e del Valdarno. Il progetto venne ideato dal R. Padre Direttore [p. Luigi da Pietrasanta] quando si trovava a predicare a Raggiolo nei primi di febbraio. Ne parlò al pievano R. don Francesco Bordoni, ai terziari e al clero del Vicariato e trovando in tutti adesione entusiastica, ne parlò quindi ai superiori e ai Vescovi di Fiesole e di Arezzo. Avute parole d’incoraggiamento calorose, si decise senz’altro di lanciare l’idea al pubblico”. Si formò a questo scopo un comitato casentinese e un altro nel Valdarno.

La posa della prima pietra
Il 14 agosto 1927 si celebrò la festa per la posa della prima pietra. “Nessuno avrebbe preveduta tanta folla; le popolazioni della montagna si erano riversate quasi al completo sulla vetta di Pratomagno e vi erano rappresentanze di quasi tutte le Parrocchie delle due vallate: Casentino e Valdarno. Si calcolò che gli intervenuti non fossero meno di 8000”.

L’inaugurazione
L’inaugurazione della Croce avvenne il 2 settembre 1928.
“Il lungo e perseverante lavoro sostenuto da padre Luigi da Pietrasanta perché la Croce monumentale in onore di S. Francesco a gloria di Cristo Re e simbolo di unione tra i popoli delle due vallate Casentino e Valdarno diventasse realtà, ebbe in questo giorno il suo coronamento con una manifestazione di fede e di devozione da parte del popolo tale da non essere dimenticata. Fin dalle prime ore del mattino la montagna brulicava di gente. Il R. Padre Direttore che aveva passato la notte intiera sul monte per aiutare e incoraggiare gli operai a rifinire i lavori, celebrò la prima Messa nella Cappella improvvisata al basamento della Croce.
A chiusura della solennissima festa il R. Padre G. dal Pozzo, Minore Cappuccino, ringraziò e fissò per la quarta domenica di luglio di ogni anno festa solenne. Terminò con l’augurio che per l’anno seguente anche la cappella fosse un fatto compiuto”.

Note sulla realizzazione
La Croce monumentale “fu disegnata dal professor Tito Chini di Firenze; poggia su di un blocco di fondazione per il quale occorsero 100 quintali di cemento. La Croce è alta m 22, è composta di 900 pezzi di ferro del peso di oltre 150 quintali.
Tutti i popoli delle due vallate contribuirono per la loro Croce, ma il popolo che va ricordato in maniera particolare è quello di Raggiolo che portò quasi tutto il materiale gratuitamente. Delle lunghe processioni di penitenza al canto del Miserere e alla recita del Rosario si snodavano dal paese per la ripida ascesa con a capo il Pievano… e il R. Padre Direttore. Vi partecipavano infervorati uomini e donne, giovanetti e vecchi tutti portando a spalla la loro parte di materiale”.
I lavori vennero eseguiti nell’officina meccanica di Luigi Bordoni a Ponte a Poppi.

Una testimonianza
I ricordi di Pasquale Sereni ci offrono uno spaccato interessante del lavoro umile, ma prezioso, che quest’opera ha richiesto. “Le grosse barre di ferro venivano sezionate e forate con precisione per poter essere poi incastrate ed imbullonate. Le tagliature del ferro, fissato sulla morsa, venivano effettuate a mano. Stessa cosa per i fori che venivano fatti con trapani manuali. La prima verniciatura fu eseguita con il minio rosso.
Una volta terminata, la Croce fu smontata, tutti i pezzi furono marcati e numerati per riuscire successivamente a ritrovarne la corrispondenza. I terziari, con l’aiuto di molti di Ponte a Poppi, caricavano sui somari i pezzi di ferro e li portavano in Pratomagno. Alcuni utilizzavano le bisacce con le quali i frati andavano alla questua. Processioni di dieci, quindici persone andavano su con i somarelli. P. Luigi, alto e robusto, riempiva il cappuccio di dadi e bulloni e, con qualche barra sulle spalle, via! Un giorno sì e uno no andava a piedi in cima al Pratomagno”.

La Croce in “Risveglio Francescano” (1928)
Padre Germano dal Pozzo, in Risveglio Francescano, tuttora rivista dell’Ordine Francescano Secolare della Toscana, nel 1928, scriveva: “Pratomagno: 1600 m sul livello del mare: nessuna strada di accesso, solo dei viottoli scoscesi. Sulla sua vetta più alta deve piantarsi una Croce grandiosa, monumentale che si possa vedere dalle due ubertose vallate del Valdarno e del Casentino… Croce che ricordi ai posteri il settimo centenario di san Francesco e il quarto centenario della Riforma cappuccina. Sogni, dissero molti, sogni di mente malata. Impossibile una tal Croce sul Pratomagno! Il sogno è oggi viva e tangibile realtà”.
L’articolo si conclude indicando che rimaneva da costruire la Cappella. “I ferri del basamento faranno trama robusta per una parete in cemento, che verrà rivestita da mattonelle in ceramica e da grandi figurazioni artistiche. Una di queste eseguita con sistemi robbiani, ma di stile moderno, raffigurante san Francesco, il Santo della natura e della pace, è già pronta. È opera robustissima del Professore Augusto Chini di Firenze…. Mancano i tre cancelli in ferro battuto per le tre aperture della cappella, l’Altare e il relativo arredamento”.

L’OFS e la Croce oggi
La cappella fu inaugurata il 21 luglio dell’anno successivo. Fino al 1936, ogni anno la quarta domenica di luglio fu ripetuta la festa alla Croce. Dopo questa data, le Cronache non ne riportano più notizia.
Dal luglio del 1997, l’ordine francescano secolare di Poppi ha scelto di tornare ogni anno in Pratomagno ripercorrendo le orme dei terziari che eressero questo segno cristiano tessuto della preghiera di tanti.

Luciana Lachi