L’ultimo volo di H.J.L.

L’Ultimo volo di del grande trasvolatore Herbert John Louis Hinkler

Bert Hinkler, a bordo del suo Puss-Moth, decollò dall’aerodromo di Feltham (presso Londra) alle ore 3,00 del mattino ora di Greenwitch il giorno 7 gennaio 1933. Circa sette ore dopo si trovò a sorvolare Firenze; erano le 11,05 ora Italiana. Presumo che la sua direttrice prevedesse di lasciarsi Arezzo alla sua destra per poi raggiungere, volando sempre verso sud, la costa adriatica seguendo la quale avrebbe raggiunto il primo scalo.
Il suo intento era di raggiungere l’Australia sostando cinque volte, delle quali la prima sarebbe stata in Italia e più precisamente Brindisi. Circa 10 minuiti dopo volava sopra il crinale dell’Appennino per dirigersi verso il Pratomagno; vetta che divide il Casentino dalla valle dell’Arno.
A questo punto accadde l’imprevisto. Per cause non ancora accertate Il pilota fu improvvisamente costretto a togliere manetta e poco dopo a spegnere il motore. L’ipotesi che io sostengo (e non sono il solo) è che l’elica si sia trovata a girare con una sola pala perché l‘altra metà si era improvvisamente staccata. Contrariamente alla norma di quegli anni il rotore non era di legno ma di duralluminio e ciò ha comportato che in prossimità dell’asse di rotazione si sia manifestato il fenomeno di fatica, allora poco conosciuto nei metalli. Con metà elica l’albero motore, dovendo compensare una massa eccentrica, avrebbe indotto delle forti sollecitazioni sulle bronzine di banco rompendole in breve.
Occorre ricordare che Bert era un esperto meccanico e profondo conoscitore dei motori, in particolare quello che montava il Puss-Moth che era dotato di una potenza di 130 cavalli. Egli si rese conto esattamente di che cosa era successo. Si trovò a governare un velivolo che non aveva più la propulsione; ciò voleva dire che stava perdendo quota rapidamente e che doveva trovare subito un punto in cui poter effettuare un atterraggio di fortuna.
Hinkler era un uomo senza paura e molto esperto anche nelle emergenze.
Con calma individuò alla sua sinistra un piccolo pianoro in declivio e privo di arbusti, posto subito dopo e più in basso del Poggio del Lupo. Non solo lui, ma nessun pilota avrebbe deciso di scendere in un punto simile, molto pericoloso e disposto in modo da non poter evitare un atterraggio con danni. Ma non c’era di meglio e quindi si dispose ad atterrare. Diresse il Puss-Moth verso quel pianoro, si dispose per atterrarvi, ma prima di avvicinare le ruote al suolo con l’ala sinistra non ebbe modo di evitare l’urto con un arbusto delle dimensioni del polso di un uomo.
Subito dopo l’ala si staccò dal velivolo che entrò in stallo togliendo al pilota ogni possibilità di successive manovre. Come ogni massa lasciata cadere l’aereo fu costretto a scendere verso terra in preda alla forza di gravità. Nello stesso tempo la velocità propria continuò a spingerlo verso valle. Appena toccò il terreno alcune parti del velivolo furono proiettate verso il declivio mentre il corpo principale composto dal motore, dall’ala rimasta e dalla cabina di pilotaggio, comprese le parti posteriori ed i piani di coda, rimasero ammassate nello stesso punto. Probabilmente anche Bert Hinkler fu proiettato verso valle di alcuni metri.
I resti del velivolo furono trovati all’inizio della radura in mezzo ad alcuni rovi. Il posto era ed è denominato Prato alle Vacche.
Bert, inseguito all’urto disastroso del Puss-Moth, subì delle lesioni tali da potersi muovere solo per trascinarsi per un breve tratto (circa 80mt) poi non potendo proseguire si appoggiò ad un arbusto presso il quale morì anche  per ipotermia.
Centoundici giorni dopo fu ritrovato: la sua postura era quella di chi siede a terra con la schiena ben appoggiata alla pianta, le gambe distese e la sinistra adagiata sulla destra tenendosi con il giubbotto di volo ben aderente al corpo.

Quanto sopra è stato dedotto in parte dal
Libro “The last flight of Bert Hinkler”
Scritto dal sig.Edward P. Wixted, ed in
parte da mie indagini e testimonianze.
Ing. Alessandro Ercolani.

Bibbiena li 21/05/2013